Skip to content


Trapani

Là dove si incontrano i due mari, nel finis terrae dell’estremo Occidente di Sicilia, sale dalle acque questa falce di luna che si chiama Trapani. δρέπανον in greco vuol dire appunto falce. Un percorso dritto dritto porta dal miracolo di Erice al mare che si frange e taglia dentro gli scogli. Di rocce e d’acqua è circondata la Torre di Ligny che dal 1671 segna il confine fra la pietra e il mare.

La città terrestre è piena di chiese barocche e settecentesche, colme di statue, fercoli, dipinti. Quasi ogni chiesa cattolica del mondo è un piccolo museo, gratuito per i popoli. Un dono di bellezza per tutti, che è sempre da apprezzare rispetto alla povertà dei templi protestanti, più simili a casermoni e magazzini che a luoghi sacri. Come diceva Don Mariano Arena, «la Chiesa è tutta una bellezza» (Sciascia, Il giorno della civetta, Einaudi 1979, p. 103).
Insieme alle chiese, proprio accanto, alcuni magnifici palazzi, in uno dei quali -a due passi dalla Cattedrale- si entra per scoprire che è sede di una scuola, il Liceo Scientifico Fardella. Temo che i suoi studenti, affetti come tutti da abitudine, non si rendano conto del privilegio che hanno.
Il Lungomare di Tramontana è una luminosa passeggiata tra le facciate delle case, le acque, i gabbiani, il silenzio ritmico delle onde che da milioni di anni si infrangono, come le speranze, i desideri, le illusioni, gli amori. Tutti recisi dalla falce del tempo.

 

Catania-Milano IG228

Attraversa il corridoio e si siede in prima fila. E sedendosi dichiara a voce alta che lei non ha niente contro gli animali ma che non intende viaggiare accanto a un cane, il quale «deve stare a casa sua». Intima poi all’assistente di volo di portarle la valigia. Lo ripete a tutti là intorno: lei il cane la valigia e ancora il cane la valigia lei. A voce sempre alta. Il suo vicino si allontana di una poltrona; non fa in tempo e arriva un altro tizio che gli chiede se può cedergli il posto (non si capisce perché). L’altro naturalmente risponde di no. Intanto la donna ancora sbraita sul caneleivaligia. E a metà volo l’arpia chiede nuovamente di avere il proprio bagaglio, anche se non c’è proprio dove metterlo. Promette di andare a prenderselo da sola. E lo fa. Tornata con la valigia, l’assistente di volo le ricorda che è già molto se ha ottenuto di cambiare posto ma che non può tenersi anche il bagaglio. Lei risponde minacciandola «se tocca la mia valigia». Una colluttazione le sottrae il bagaglio. E la malnata riprende i suoi alti lai valigiacaneschi. In fase di atterraggio -siamo più o meno a mille metri di altezza- si accende il plinplon di un telefono. Qualche malato di cellulare non è riuscito ad attendere ancora per pochi minuti la somministrazione della sua droga.
Adulti infantili, cervelli istupiditi, corpi volgari nello spazio. Il cane si è risparmiato il disonore di viaggiare accanto a un umano di tal fatta. Ma i suoi antenati hanno commesso l’errore di sottomettersi all’Homo sapiens. Avrebbero dovuto sbranarlo.

Vai alla barra degli strumenti