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Kalaat-al Bian

Era un rudere. Ma in quella rocca sono transitati popoli e civiltà. Dai Greci agli Spagnoli, come spesso accade in Sicilia, passando per i poteri che hanno sottomesso questa terra e l’hanno plasmata nel suo orgoglio, nella sua ferita. Ora è tornato a essere un luogo abitabile, che non difende più religioni, signori e sovrani ma ospita concerti, visitatori, artisti, convegni.
Posto tra l’Etna, lo Jonio e il fiume Alcantara, il Castello arabo-normanno di Calatabiano mostra tutta la forza dell’occhio umano, capace di spaziare sin dove la sfera terrestre dissolve il mare, le colline si aggiungono a colline e il vulcano si fa nube, cenere, triangolo.
Un luogo magnifico dal quale si osservano le brutture della valle -un insensato campo da golf in costruzione che drenerà ancor di più le risorse del fiume, un albergone per volgari parvenu e per amministratori rapaci, squallide case estive- ma che la lungimiranza di qualche sindaco, architetto e cittadino ha restituito allo sguardo dei siciliani e di tutti coloro che in quest’Isola vogliono capire.

San Cataldo

Oggi ho presentato La mente temporale a San Cataldo, una cittadina a pochi chilometri da Caltanissetta. Mi ha invitato un gruppo di studenti su iniziativa di Angelo Anzalone. Ho incontrato un uditorio numeroso, vario, attento. E ciò che più mi ha sorpreso è stata la qualità delle domande, la loro coerenza con quanto avevo cercato di argomentare, la competenza di chi le ha poste. Domande che hanno riguardato temi diversi ma tutti importanti per la questione della mente e del tempo: dalla relatività all’antropologia ebraico-cristiana, dal riconoscimento dell’alterità (Levinas) alla teoria dei quanti, dal rapporto che nel buddhismo intercorre fra materia e tempo all’ontologia heideggeriana, dalla metempsicosi alla differenza tra il tempo convenzione e quello sociale, dall’unità psicosomatica al déjà vu. E altre ne dimentico.
Spesso penso assai male dei siciliani, del loro essere SS (Servi che si credono furbi e sono Sciocchi) e invece stavolta ho trovato nel cuore dell’Isola un interesse sincero e profondo per questioni filosofiche tra le più complesse, una vivacità culturale manifestata da persone di tutte le età e professioni. Ho presentato più volte e in varie sedi questo libro ma forse in nessun’altra occasione ho sentito una tale consonanza con chi mi ascoltava. Ringrazio qui la comunità sancataldese che mi ha accolto.

 

Il Mediterraneo a Catania

Enrico Benaglia. Splendore Mediterraneo
Catania – Camera di Commercio
A cura di Alida Maria Sessa
Sino al 13 febbraio 2011

È come una sintesi lieve, giocosa, infantile ed erotica della pittura mediterranea. Di questo mare che entra nelle case, di donne sedute tra gli ulivi in attesa dell’uomo che le sta per sposare, di figure che corrono nell’aria turchese con abiti e capelli al vento, di venditori sulle spiagge, di “cacciatori di stelle” che penetrano in foreste simili a quelle del Doganiere Rousseau o di Ligabue, di orizzonti sereni e infuocati di Sole. Figure umane come origami che si dispiegano in uno spazio non euclideo ma fatto di memoria, la memoria di quando eravamo bambini e tra fuochi d’artificio, antichi palazzi e bancarelle colme di giocattoli accadeva il sogno dell’infanzia.

Enrico Benaglia è romano ma è riuscito a restituire la Sicilia in ciò che essa ha di profumato e lucente. La sua pittura è figurativa e però per nulla ingenua, nutrita com’è della sedimentata esperienza del cubismo, del realismo magico di Antonio Donghi, di Chagall. Espressioni e forme alle quali questo artista regala qualcosa di raro: la felicità. Una gioia d’esserci che trasforma le brutture dell’Isola in una metafora di universale bellezza.

Gli schiavi di Sicilia

Commentando Una profezia politica, la collega e amica Alessandra Tigano ha accennato al modo balordo col quale una legge ha sanato le enormi illegalità dei concorsi a preside in Sicilia. Un articolo apparso sul Fatto quotidiano chiarisce bene quanto è accaduto. Ho conosciuto una delle persone diventate presidi in questo modo, un’autentica analfabeta che ha superato il concorso per merito di un potente uomo politico. Tra i commenti all’articolo del Fatto si può leggere quest’altra splendida notizia: «A Palermo circa 500 persone ex EE. LL. [Enti Locali] senza né titolo né competenze stanno per prendere i posti degli assistenti tecnici nei laboratori delle scuole superiori, buttando praticamente nella disperazione centinaia di assistenti tecnici precari che da più di dieci anni lavoravano nelle scuole con lodevole profitto. Una situazione del genere porterà nello sconforto l’istruzione a Palermo che perderà tanta gente competente e con esperienza. Per la cronaca la stragrande maggioranza del personale [che subentrerà] è prossima ai 60 anni, non sa nemmeno accendere un pc, non ha voglia di avvicinarsi alle nuove tecnologie […].
 Per sentenza di un giudice sono stati nominati tecnici e per ironia della sorte pur non avendo titoli potrebbero essere tecnici di qualunque area.
 In teoria dei supertecnici. 
Evviva l’Italia».
Una delle più grandi sciagure della Sicilia è l’autonomia di cui godono la regione e il suo parlamento. Un’autonomia che ha moltiplicato nell’Isola il clientelismo e il potere della mafia. La libertà è per gli uomini liberi e non per gli schiavi, quali i siciliani sono. Siciliani che, insieme a molti altri sudditi del meridione, mostrano a ogni occasione di costituire un’etnia subalterna e dunque di meritare la condizione di miseria culturale e civile nella quale pascolano. Un’ulteriore prova della loro natura di servi sta nel fatto che votano in grande maggioranza per il partito di s.b. e dunque per la Lega Nord. Che lo facciano le masse settentrionali è comprensibile, pur se grave, ma che dei siciliani votino per chi li ritiene inferiori dimostra che inferiori siamo.

Villa Palagonia, la Sicilia

Bagheria – Sito della Villa

All’amico e collega Salvatore Fricano debbo la visita, ieri, a uno dei luoghi più emblematici della Sicilia e dei siciliani. Noi, infatti, non crediamo all’umanità. Non crediamo al suo valore etico universale, alla necessità di combattere una qualsiasi battaglia in suo nome, alla sua grandezza. Non crediamo neppure che essa esista al di là dei singoli individui. I prìncipi Gravina che concepirono, vollero, costruirono Villa Palagonia sono, in questo, degli autentici rappresentanti di un intero popolo di scettici, di solitari, di disincantati orgiastici della vita.
I “mostri” che svettano sulle mura di questa magnifica dimora costituiscono una sorta di ammissione e di autoritratto. L’abusivismo che ha aggredito il luogo sino a nasconderlo dentro un reticolo di palazzi orrendi, di anonime strade, di strutture insignificanti, sembra quasi il tentativo di cancellare una confessione troppo esplicita di ciò che si pensa e che si è.
E che cosa sono i siciliani? Un gioco di rimandi, come quello che intride la “Galleria degli specchi”, il cui soffitto è interamente ricoperto da superfici ora opache ma che un tempo riflettevano ogni angolo. I siciliani sono dei tracotanti, convinti di costituire il centro del mondo e del tempo. I siciliani sono un intreccio di cristianesimo ateo e di paganesimo devoto. Tutti gli spazi, la concezione stessa, i particolari di Villa Palagonia offrono una testimonianza profonda, malinconica e potente di questa loro natura, della gaia disperazione che li intride, che ci intride.

Il male

Nel 2006 concludevo un articolo dal titolo L’amore debole di Benedetto XVI accennando alla sodomizzazione ecclesiastica dei bambini. Le notizie che ormai provengono da tutto il mondo confermano le responsabilità di Joseph Ratzinger sull’infamia dello stupro di bambini e ragazzi da parte di preti costretti a vivere contro natura.

Contravvenendo a tutte le norme (la cosiddetta e grottesca par condicio), il malnato imperversa in televisione invitando a votare per i suoi complici. Aveva ragione Solone a pensare che le leggi sono come tele del ragno: catturano i piccoli insetti mentre i grossi le rompono. Anche per questo l’anarchismo ha ragione.

A proposito di anarchici, puntualissimi sono arrivati degli “attentati” commissionati assai probabilmente da esponenti dell’attuale governo e attribuiti per l’ennesima volta ai libertari. Vecchissima strategia -il cui trionfo si ebbe con l’incendio del Reichstag nel 1933- messa in atto per racimolare altri voti da parte del Pdl, Partito dei Ladri, alle elezioni di domani. Si spera che funzioni sempre il bau bau contro gli anarchici.

A Catania stamattina ho visto l’automobilista davanti a me gettare a più riprese fuori dal finestrino delle carte e altri rifiuti. Chi utilizza lo spazio pubblico come una pattumiera sottoscrive in tal modo il proprio essere spazzatura. Questo sono moltissimi catanesi, siciliani, italiani: dei rifiuti.

«Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male. E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. Il Signore disse: “Sterminerò dalla terra l’uomo che ho creato: con l’uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d’averli fatti”». (Genesi, 6, 5-7). È uno dei pochi brani accettabili di un libro immorale. Certo che doveva pentirsi, visto ciò che aveva combinato questo funesto demiurgo. Peccato che poi ci abbia ripensato.

Sciascia, gli occhi

Sicilia negli occhi. I libri fotografici di Leonardo Sciascia
Catania – Cucine del Monastero dei Benedettini
Sino al 9 aprile 2010

Lo sguardo infantile e intenso di Sciascia ebbe il dono di essere colto da fotografi come Scianna, Leone, Minnella, Sellerio. Lo sguardo di Sciascia nel duplice senso del genitivo: i suoi occhi ironici e dolci; la sua visione del mondo. Alle immagini dello scrittore si accompagnano quelle dell’oggetto primario sul quale la sua parola si esercita: la Sicilia. Perché l’Isola è davvero l’intero, è l’incanto immobile della morte, è l’inutilità operosa della storia, è la speranza vissuta e negata, è la vita splendida e straziante.

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