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Vetro

Thelma
di Joachim Trier
Norvegia, Francia, Danimarca, Svezia, 2017
Con: Eili Harboe (Thelma), Kaya Wilkins (Anja), Henrik Rafaelsen (Trond), Ellen Dorrit Petersen (Unni), Grethe Eltervåg (Thelma a sei anni)
Trailer del film

Forse perché chiusi dentro case e circondati dal limpido gelo della neve e della luce, il teatro e la letteratura scandinavi hanno sempre scavato dentro l’orrore familiare, dentro le dinamiche di affetti necessari ma segnati da cupe lontananze, dentro il rifiuto luterano delle passioni e della gioia, che naturalmente scatena le passioni e rende così fondo il desiderio della gioia.
Fatto sta che Thelma ha vissuto sin da bambina relazioni molto contrastate con i genitori, in particolare da quando è nato un fratello verso il quale è ovviamente gelosa, sentendosi come tutti i bambini sostituita nell’affetto dei parenti. Ora che è al primo anno di università -in una Oslo linda e tersa come solo quei luoghi sanno essere [qui a sinistra il magnifico Teatro d’Opera della città]- e dunque affidata alla propria solitudine, le si affastellano pensieri, desideri, ricordi e relazioni che la fanno sorridere come mai ha sorriso, vivere come mai ha vissuto ma che trasmettono anche molta paura a lei e a tutto ciò che la circonda. Thelma ha infatti il potere di far vibrare oggetti, umani e animali seguendo i percorsi dei propri sentimenti. Sino a chiamarli, incendiarli, farli sparire. E poi, a volte, tornare.
La potenza del corpomente, delle sue emozioni, del furore, del desiderio e della morte trovano in questa ragazza la propria sinuosa differenza. Thelma sa infatti sorridere con la solare spontaneità di una bambina, sa piangere nella cupa notte bergmaniana, sa stupirsi con candore per ciò che accade, sa perdonare e sa essere implacabile.
La sua storia accade nel vetro cristallino della Norvegia ma il suo significato è universale, è quello che ciascuno di noi vorrebbe fare dei propri simili: annichilirli e ritrovarli quando vuole.

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