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Departures

(Okuribito)
di Yojiro Takita
Giappone, 2008
Con Masahiro Motoki (Daigo Kobayashi), Ryoko Hirosue (Mika Kobayashi), Tsutomu Yamazaki (Ikuei Sasaki), Kazuko Yoshiyuki (Tsuyako Yamashita), Takashi Sasano (Shokichi Hirata).

Trailer del film

Daigo è un giovane violoncellista che rimane senza lavoro; risponde a un annuncio riguardante “assistenza ai viaggi” e si ritrova assunto in una agenzia che si occupa sì di viaggi ma soltanto di quello definitivo. Dopo le prime reazioni di sconcerto, Daigo apprende la raffinata e antica arte della tanatoestetica, del rendere belli i morti prima della loro cremazione, in modo che i familiari ne conservino un ricordo di armonia e non di decadenza. A poco a poco, e sotto la saggia e ironica guida dell’anziano Ikuei, Daigo intraprende un itinerario dentro il senso che il morire ha per gli umani. Cura, esattezza, amore, costituiscono le condizioni affinché i familiari di chi non c’è più possano ancora sentire vicina la persona che sta per andarsene per sempre. A questo punto, neppure il rifiuto e le accuse della moglie e degli amici -venuti a sapere del suo nuovo lavoro- costituiranno per Daigo una ragione di sconfitta. L’incontro finale con il padre, che lo aveva abbandonato all’età di sei anni, suggella la riconciliazione col dolore che intesse la vita.

Premio Oscar come miglior film straniero del 2009, Departures è insieme delicato e forte, umoristico e drammatico, sentimentale e oggettivo. Basato sull’antico rispetto giapponese per i morti -e su una cura dei cadaveri che somiglia a quella praticata nell’Egitto antico- affronta con misura e con la giusta ironia un tema che non è mai semplice da esporre. Tutta l’opera è intessuta della passione di Daigo per il violoncello e per la musica che sa restituire vita a ogni cosa trascorsa.

[Sul numero 4 (ottobre 2010) di Vita pensata si può leggere una più ampia recensione ]

Il concerto

di Radu Mihaileanu
(Le concert)
Francia, Italia, Romania, Belgio 2009
Con Tahar Aleksei Guskov (Andreï Filipov), Dmitri Nazarov (Sacha Grossman), Mélanie Laurent (Anne-Marie Jacquet), Miou-Miou (Guylène de La Rivière) Valeri Barinov (Ivan Gavrilov)
Trailer del film

Andreï Filipov osò opporsi a Brezhnev che voleva estromettere i musicisti ebrei dal Bolshoi e per questo venne ridotto da direttore d’orchestra a uomo delle pulizie. Mentre è intento al suo lavoro, arriva un fax da Parigi con l’invito a tenervi un concerto. Come invaso da un sogno, Andreï torna a riunire i vecchi compagni e con l’aiuto di una pittoresca folla di gitani arriva in Francia, dove -dopo molte traversie- riesce a suonare insieme alla violinista Anne-Marie Jacquet, celebre, giovane, bravissima e anche in qualche modo legata al Bolshoi. L’esecuzione del Concerto per Violino e Orchestra di Tchaikovsky suggella la potenza della musica e della fiaba.

Tonalità favolistica che Radu Mihaileanu aveva già utilizzato in Train de vie. Gli ebrei che in quel film erano in fuga dai Lager nazionalsocialisti sono ora stati umiliati da un altro totalitarismo burocratico e ottuso. All’ironia -che diventa anche autoironia verso il mondo ebraico- e all’umorismo, il regista aggiunge qui lo squarcio su una realtà storica troppo spesso nascosta, quella per la quale il comunismo sovietico fu anch’esso duramente antisemita in molte delle sue fasi.
Certo, a volte la favola è troppo favola ma in questo film si ride, si ascolta della buona musica e si riflette.

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