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Programmi 2020-2021

Nell’anno accademico 2020-2021 insegnerò Filosofia teoretica, Filosofia delle menti artificiali e Sociologia della cultura. Pubblico i programmi che svolgerò, inserendo i link al sito del Dipartimento di Scienze Umanistiche di Catania per tutte le altre (importanti) informazioni relative ai miei corsi.
I link che compaiono qui sotto nei titoli dei libri in programma portano a presentazioni e recensioni dei testi o, nel caso dei saggi in rivista, ai pdf dei testi stessi.

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Filosofia teoretica
ATTO MATERIA TEMPO

-Giovanni Gentile, Teoria generale dello spirito come atto puro, in L’attualismo, Bompiani 2014, pp. 71-326
Platone, Timeo, pagine dell’edizione Burnet: 22-24, 27-31, 34, 37-38, 41-42, 47-52, 81, 88-89, 92 (Traduzione consigliata Rizzoli 2018, a cura di F. Fronterotta; l’edizione scelta deve in ogni caso presentare il testo greco a fronte)
LucrezioLa natura, Introduzione, testo criticamente riveduto, traduzione e commento di Francesco Giancotti, Garzanti 2018
-Alberto Giovanni
Biuso, Tempo e materia. Una metafisica, Olschki, 2020; Giovanni Gentile, «Vita pensata», numero 22, maggio 2020, pagine 70-79

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Filosofia delle menti artificiali
UMANITÀ ANIMALITÀ ARTIFICIO

-Barbara GiolitoIntelligenza artificiale. Una guida filosofica, Carocci 2007
-Philip K. Dick, Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, Fanucci 2017
-Eugenio MazzarellaL’uomo che deve rimanere. La smoralizzazione del mondo, Quodlibet 2017
-Alberto Giovanni Biuso,  Animalia, Villaggio Maori Edizioni 2020

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Sociologia della cultura
IL CASO HEIDEGGER

-Rocco De Biasi, Che cos’è la Sociologia della cultura, Carocci 2008
-Eugenio Mazzarella, Il mondo nell’abisso. Heidegger e i Quaderni neri, Neri Pozza 2018
-Friedrich W. von Herrmann – Francesco Alfieri, Martin Heidegger. La verità sui Quaderni neri, Morcelliana 2016
-Alberto Giovanni Biuso, Quaderni neri 1931/1938 (Riflessioni II-VI), «Discipline Filosofiche», 10 dicembre 2015; recensione a Martin Heidegger. La verità sui Quaderni neri, «Giornale di Metafisica», 1/2017, pagine 356-362.

«Sator Arepo Tenet Opera Rotas»

Tenet
di Christopher Nolan
USA, 2020
Con: John David Washington (Il Protagonista), Elizabeth Debicki (Kat), Kenneth Branagh (Andrei Sator), Robert Pattinson (Neil), Dimple Kapadia (Priya)
Trailer del film

Un palindromo è il titolo di questo film, vale a dire una parola che può essere letta in entrambe le direzioni. In questo caso è la parola che sta al centro di un’espressione anch’essa palindroma: «Sator Arepo Tenet Opera Rotas». Frase che compone un ‘quadrato magico’ le cui parole possono essere lette non soltanto da destra/sinistra e sinistra/destra ma anche dall’alto in basso e dal basso in alto. Il significato di questa frase è oscuro ma è chiaro che essa è in ogni caso emblema della reversibilità, del poter tornare di tutte le parole e le cose in un ordine esattamente inverso rispetto a quello nel quale si sono presentate.
Se del Protagonista del film si sa soltanto quello che fa e mentre lo fa, Sator è il nome del nemico contro il quale lotta. Un nome che in latino significa colui che semina, coltiva e recide, probabilmente Saturno, Κρόνος, il Tempo. Arepo è nel film il nome di un mercante d’arte che produce dei falsi di Goya ed è un hàpax, una parola presente soltanto nel Quadrato, forse da ἅρπη, vale a dire la roncola, la falce del contadino, del Tempo. Tenet è il verbo –‘guida’, ‘conduce’–. Opera è probabilmente espressione avverbiale –‘con cura’–. Rotas, le ruote, il carro, gli eventi, l’accadere. Le parole possono essere lette in altri modi e ordini, a indicare altri significati. Ma il senso forse più compiuto (e interessante) è qualcosa come ‘il tempo con la sua falce guida in modo necessario gli eventi’.
Ciò che conta, nel film come nel Quadrato, è la reversibilità. Tenet è qui una parola d’ordine «che apre molte porte, alcune delle quali sbagliate», della quale il Protagonista scopre a poco a poco significato e potere durante la sua lotta ‘all’ultimo secondo’ con Sator. La guerra che il film narra non riguarda il controllo di uno spazio ma il dominio del tempo. Nel nostro mondo si sono introdotti infatti ‘oggetti invertiti’, che capovolgono il Secondo principio della termodinamica e fanno sì, ad esempio, che i proiettili non vadano dalla pistola al bersaglio ma dal bersaglio alla pistola. Nel contatto tra enti ed eventi che vanno dal presente al futuro e quelli che accadono dal futuro al presente succede naturalmente di tutto. L’inversione è stata scoperta/voluta in un futuro indeterminato, dal quale gli umani futuri intendono influenzare il passato allo scopo di…Questo, naturalmente, non lo posso dire ma posso aggiungere che l’intero film è un’illustrazione di ciò che in fisica e metafisica si chiama ‘il paradosso del nonno’ e che è ben presente anche in un film del tutto diverso come Ritorno al futuro: se i viaggi nel tempo fossero davvero possibili, che cosa accadrebbe se una persona uccidesse il proprio nonno? Come potrebbe questa persona esistere se il nonno viene ucciso prima di generare il padre di colui che lo uccide?
Una risposta a questo paradosso non esiste, nonostante molte siano state tentate (alcune delle quali sono discusse in I viaggi nel tempo. Una guida filosofica di Giuliano Torrengo) e tutto il film è una prova, probabilmente involontaria, della irreversibilità assoluta del divenire. Gli eventi che in Tenet accadono sono infatti talmente assurdi -nonostante il talento che ha Nolan nel cercare di renderli in qualche modo plausibili- che dalla sua visione si può trarre una conclusione tanto semplice quanto fondamentale: se il tempo fosse reversibile le conseguenze sarebbero così insensate, bizzarre, irrazionali e aberranti da rendere impossibile l’esistenza delle cose; dato che invece noi e tutto il resto esistiamo, questo conferma l’irreversibilità del tempo e la verità del Secondo principio della termodinamica.

Nessuna paura comunque: Tenet non è un film noioso o cerebrale. Qui ho solo cercato di esplicitare (pur se sinteticamente) i fondamenti e le intenzioni filosofiche del film, che sono profonde, che lo rendono un’opera molto significativa e che confermano gli interessi metafisici di Nolan, ben chiari già da Memento [2000], passando per Insomnia [2002], The Prestige [2006], Inception [2010], Interstellar [2014], Dunkirk [2017]. Alcuni di questi film non sono all’altezza dell’ambizione. Tenet è invece un’opera di grande coinvolgimento, capace di coniugare la complessità filosofica con il puro spettacolo. E lo fa con lo strumento proprio del cinema, il Montaggio. Che in Tenet è (quasi) tutto, visto che è la teoria e tecnica del montaggio a rendere possibile la concepibilità stessa e la realizzabilità pratica di un film nel quale gli eventi accadono spesso in modo invertito, dal futuro al presente, dall’effetto alla causa, dal poi al prima.
La coppia filosofia/intrattenimento è molto difficile da incarnare e il Maestro di quest’arte è naturalmente Kubrick. Nolan pende sempre verso lo spettacolo ma qui perviene alla sostanza stessa del mondo, al Destino: «Sator Arepo Tenet Opera Rotas».

Diego Bruschi su Tempo e materia

Diego Bruschi: recensione a Tempo e materia. Una metafisica
in Appunti, semplicemente appunti, 16 luglio 2020

«Lo stupore che da sempre mi fa apprezzare gli scritti e il pensiero di Alberto Giovanni Biuso è per la contiguità che la sua filosofia ha con l’autentica esperienza del vivere», così comincia la riflessione che Diego Bruschi ha dedicato al libro. Un testo breve ma intessuto di citazioni assai puntuali; una nota che al pregio della chiarezza sa unire l’indicazione di alcuni dei principali nuclei teoretici del libro.

 

Enrico Palma su Tempo e materia

Enrico Palma
Recensione a Tempo e materia. Una metafisica
in InCircolo. Rivista di filosofia e culture, n. 9/2020 Natura / Cultura
pagine 305-311

Una lettura profonda, che del libro analizza la struttura ermeneutica, il rapporto con la fisica, i legami con la concezione proustiana del tempo e del vivere, il dialogo con la Gnosi.
«Questo libro è come il suo argomento, i tanti argomenti. È uno ed è molteplice. Sebbene intriso di heideggerismo esso ne vuole essere al contempo continuazione e disobbedienza. […] Nel volume si avverte la continua presenza di Proust, che di tale scarto ha inteso la possibilità della letteratura come metafisica che unisca insieme arte e ontologia. […] Il tempo dunque come originario, come Heimat da cui l’umano proviene e di cui è una forma in atto emersa dal divenire, e che nella luce del tempo e della verità comprende se stesso e il mondo come un’unità inseparabile. […] È dunque in discussione il dolore che intride anche ogni pagina della Recherche, che il tempo e solo il tempo può lenire come consapevolezza della struttura della materia. Il dolore è ontologico poiché causato dall’essere stesso: esso è ciò che ogni esserci prova per l’attrito che il resto dell’ente esercita sulla sua finitudine».
Enrico Palma sintetizza il senso del libro con questa bella formula: una «metafisica teologica, materialistica e flussica».
Nello stesso numero della rivista Elvira Gravina, che è stata mia allieva a Catania prima di laurearsi alla magistrale a Milano, recensisce il libro di Alva Noë Strange Tools. Art and Human Nature (pp. 312-317).

Lucrezia Fava e F.W. von Herrmann sulla Gnosi

Il Giornale di Metafisica, una delle più importanti riviste europee di filosofia, ha pubblicato una densa intervista di Lucrezia Fava a Friedrich-Wilhelm von Herrmann sulla questione della Gnosi nel pensare di Martin Heidegger.
Di Heidegger il Prof. von Herrmann è stato segretario personale ed è il curatore della Gesamtausgabe. Il significato delle sue risposte è ben sintetizzato nell’abstract del testo:

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The paper presents my interview with Professor Friedrich-Wilhelm von Herrmann on the relationship between Heidegger and Gnosis. Von Herrmann’s answers offer an overview of Heidegger’s entire line of thought, and in particular, the question of Being. The question of Being is analysed in two main ways in which it develops: the transcendental-horizontal way and the ontological-historical way.
The issue of gnosis is placed and discussed in detail within the complex Heideggerian context. Von Herrmann rules out that Heidegger is a Gnostic thinker. However, he admits that a Gnostic interpretation of certain themes is possible, provided that a precise definition of gnosis is given and explained.
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Il tedesco assai complesso di von Herrmann è stato tradotto da Lucrezia Fava con rigore linguistico e intelligenza ermeneutica. Il testo si chiude con una Nota nella quale l’autrice parla appunto della traduzione, ricapitola genesi e significato dell’intervista, accenna al luogo nel quale von Herrmann la accolse a Freiburg, uno spazio che «si apriva su un paesaggio mozzafiato, così soverchiante che mi sembrò d’essere in una nicchia per scrivere e pensare appesa tra il cielo e gli alberi».

Enrico M. Moncado su Tempo e materia

Enrico M. Moncado: recensione a Tempo e materia. Una metafisica
in Mondi. Movimenti simbolici e sociali dell’uomo, anno 3, n. 1/2020
pagine 93-96

La densa analisi che Enrico Moncado ha dedicato al libro ne attraversa per intero i percorsi, immergendo il testo nell’adesso e nell’antico. Gli sono davvero grato per questo.
«Non è un saggio, non è una monografia sul tempo e sulla materia, bensì, come recita il ‘sotto’-titolo, è un tentativo di evocare una metafisica in atto e insieme è un tentativo di esercitare uno sguardo fenomenologico che colga, coniughi, unifichi e parimenti scinda e diversifichi la molteplicità dei saperi, provando a guidare tali saperi verso l’Anfang, inizio, da cui tutto si è originato: la metafisica come scienza numinosa e dolorosa.
[…]
La metafisica di Biuso è proprio questo: è il sapere che sa del suo limite per osservare con lo sguardo gelido e insieme coinvolto del Dio la freddezza e il calore della materia, del tempo, dell’essere che tutto abbraccia e tutto smaglia nel suo sorriso».

Sergio Failla su Tempo e materia

Sergio Failla: recensione a Tempo e materia. Una metafisica
in girodivite.it, 26 giugno 2020

L’autore della recensione/segnalazione pone con forza l’accento sulla dimensione politica che il pensiero sempre rappresenta, anche quando si addentra nei territori della metafisica.
Gli sono grato per questo, nonostante alcune formule per nulla condivisibili a proposito di Platone e Aristotele 🙂

Ecco alcune righe di questa assai vivace recensione:
«Siamo a un ritorno ai fondamentali – quelli che scolasticamente hanno chiamato “i presocratici”, nel “tempo” dell’occidente quando ancora non si distingueva un occidente da un oriente. E che erano non filosofi astratti ma persone profondamente radicate nella comunità e nel loro tempo: politici. Che pensavano per la comunità […].
Quel che voglio dire è che quando si parla di metafisica, si sta a parlare di cose che hanno ricadute immediate, concrete, su quel che intendiamo come comunità e quel che intendiamo come persona. È un discorso politico.
In Biuso può essere letto (dai più sbadati o meno) un atteggiamento eracliteo. Il problema del mutamento, che colpisce la comunità (e l’individuo) e ne minaccia la dispersione, l’entropia. Ciò che il nostro corpo (e il corpo della comunità) cerca ad ogni istante di contrastare utilizzando il mutamento per essere-nel-mutamento. Vivere nonostante la morte. Questa cosa che noi chiamiamo morte è il problema principale».

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