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Zhang Huan. Ashman

Milano – Padiglione d’Arte Contemporanea
Sino al 12 settembre 2010

Ashman è il nome col quale Zhang Huan sintetizza la propria visione eroica dell’esistere.
Dei video mostrano il silenzio del protagonista mentre compie i suoi pellegrinaggi dentro le città, tra la cenere, il ghiaccio, offrendo il proprio corpo agli elementi. Alcune fotografie lo ritraggono mentre gioca con la propria pelle o coi monumenti romani. Quadri di grandi dimensioni compongono una celebrazione gloriosa e funerea della Cina comunista, della Cina contemporanea. Altri dipinti rappresentano insetti, operai, soldati. Imponenti Buddha fatti di materiali diversi segnano l’immobilità della storia, del dolore, del niente. Uno di essi è composto di cenere che a poco a poco si disfa trasformando in vuoto lo spazio prima occupato dal Buddha.
Dominano dunque in questa mostra il grigio, la cenere, i teschi, la disgregazione. Su tutto una silenziosa ed elegante disperazione, insieme materica e interiore.

Kubrick fotografo 1945-1950

Milano – Palazzo della Ragione
A cura di Rainer Crone
Sino al 4 luglio 2010

Diciassettenne, Kubrick venne assunto dalla rivista Look, per la quale realizzò dei servizi fotografici che testimoniano della precocità di uno sguardo che attraverso le immagini -immobili o in movimento che siano- è stato capace di cogliere il segreto della vita e delle cose e trasformare il quotidiano in epica. Come per i film, i temi sono i più diversi ma in tutti è assolutamente riconoscibile una forza veritativa che coglie e disvela l’enigma dentro persone, fatti, oggetti, situazioni, e tale enigma sa portare alla luce, letteralmente. Il gioco delle luci e delle ombre è infatti già cinematografico, denso di un’inquietudine sospesa e definitiva.

Veicoli per il trasporto dei detenuti; l’epopea di un lustrascarpe ragazzino; dietro le quinte del circo; una giovane attrice e il suo ambiente; la vita accademica della Columbia University e dell’Università del Michigan; la città degli orfani di Mooseheart; il jazz; un viaggio in Portogallo. Questi i temi documentati dalle circa duecento fotografie della mostra. Mondi diversi che acquistano senso e unità nell’occhio profondamente partecipe e insieme totalmente tecnico di Stanley Kubrick.

Treccani. La mia città

Ernesto Treccani. La mia città
Milano, fotografie e dipinti

Milano – Fondazione Corrente
Sino al 18 giugno 2010

Ernesto Treccani (1920–2009) ha amato Milano dell’amore che questa città merita. Un amore intimo e fattivo. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, l’artista realizzò una serie di fotografie e di dipinti -di dipinti in gran parte tratti dalle foto- che ritraggono e soprattutto sentono la città e ne mostrano il tessuto sociale operaio e aristocratico, l’espansione veloce e i silenzi profondi. Rispetto al presente, mostrano soprattutto il vuoto, i grandi spazi ancora simili a quelli dipinti da Sironi decenni prima. Non soltanto le periferie ma anche le strade del centro storico sembrano avviluppate da una tranquillità perduta. Milano è un grosso paese, non è affatto una metropoli, e anche questo fa la sua dolcezza e la sua forza antropologica, ancora nonostante tutto pulsante.
La mostra è allestita nella sede della Fondazione voluta dall’artista, che per essa realizzò la magnifica facciata in maiolica, con le rondini che volteggiano sopra la città.

Sciascia, gli occhi

Sicilia negli occhi. I libri fotografici di Leonardo Sciascia
Catania – Cucine del Monastero dei Benedettini
Sino al 9 aprile 2010

Lo sguardo infantile e intenso di Sciascia ebbe il dono di essere colto da fotografi come Scianna, Leone, Minnella, Sellerio. Lo sguardo di Sciascia nel duplice senso del genitivo: i suoi occhi ironici e dolci; la sua visione del mondo. Alle immagini dello scrittore si accompagnano quelle dell’oggetto primario sul quale la sua parola si esercita: la Sicilia. Perché l’Isola è davvero l’intero, è l’incanto immobile della morte, è l’inutilità operosa della storia, è la speranza vissuta e negata, è la vita splendida e straziante.

Luxardo

La ricerca della bellezza. Elio Luxardo, un precursore
Genova – Palazzo Rosso
Sino al 28 marzo 2010

Luxardo (1908-1969) iniziò come scultore; passando alla fotografia mantenne sempre la ricerca dei volumi dentro l’opera. Le serie intitolate Il corpo e la luce e Variazioni sul corpo (entrambe del 1937) costituiscono uno studio attento sul rapporto tra le masse, i rilievi, le ombre, col risultato di esaltare in modo totale la densità della carne.
L’attività di questo artista fu comunque assai eclettica. Luxardo fotografò anche letterati come Marinetti e politici come Nenni; raffigurò attraverso l’espressione dei volti umani i sentimenti –Inganno, Solitudine, Indifferenza, Turbamento, Enigma-; e soprattutto è noto per i suoi ritratti delle attrici e degli attori più celebri del cinema e del teatro italiano. Di ciascuno, Luxardo cerca non la verosimiglianza ma il mito, trasfigurando volti e figure in un alone di luce leggendaria.
La mostra genovese lo presenta come “precursore” di Robert Mapplethorpe. Un accostamento certo corretto ma che forse sminuisce la creatività di questo cercatore di bellezza, di forme platoniche dentro i corpi umani.

Nudo per Stalin

NUDO PER STALIN. Il corpo nella fotografia sovietica negli anni Venti
Milano – Museo Fondazione Luciana Matalon
Sino al 30 marzo 2010

La parabola dell’arte nella Russia diventata Unione Sovietica è emblematica. All’innovazione futurista degli inizi segue l’imbalsamazione staliniana. Significativa di tale destino è la vicenda del nudo. Negli anni Venti alcuni fotografi ne fanno un soggetto potente e innovatore. Con l’avvento di Stalin questi artisti vennero giudicati dei “pornografi”, le loro opere distrutte (compresi i negativi), gli autori stessi incarcerati. Il nudo-vestito diventa funzionale soltanto alla celebrazione dei successi economici, alle parate, alla vicinanza col corpo del Capo. Il monoteismo politico, come quello religioso, odia e teme la molteplicità del piacere. Anche per questo il potere è un’espressione di masochismo. Inevitabile che ci siano sempre dei sadici ad approfittarne. Stalin fu uno di questi.

Steve McCurry 1980-2009. Sud-Est

Milano – Palazzo della Ragione
Sino al 21 marzo 2010

Una saggezza profonda, la saggezza stessa della terra, sembra prendere volto e forma nei luminosi e potenti ritratti di Steve McCurry. Persone e paesaggi dello Yemen vi appaiono ancora come li aveva descritti Pasolini decenni fa. L’infanzia sembra resistere quasi sulla soglia della morte nei tanti bambini armati o schiavizzati. Bellissime le foto in cui questi bambini stanno invece in compagnia di anziani dallo sguardo fiero e millenario. La guerra domina il paesaggio della mostra milanese. Violenza ovunque: Kuwait, Afghanistan, Iraq. Ma dalla luce dei volti, dagli occhi limpidi, malinconici e profondi sembra sgorgare un’ultima e fonda speranza.

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