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Rigore / Ritmo

Günther Förg – Closer
Galleria Giò Marconi – Milano
Sino al 26 gennaio 2013

C’è una rigorosa bellezza nel contemporaneo. È fatta di semplicità, geometria, formalismo. Di una molteplicità cromatica che scandisce il ritmo della Ripetizione e il rigore della Differenza. Emblematiche di questi caratteri sono le opere di Günther Förg. La loro serialità si apre di continuo alla variazione. La gamma dei colori è costruita su esatte corrispondenze matematiche. I 12 metri di lunghezza dell’opera che occupa la sala più grande della galleria potrebbero continuare in un Mantra dove stasi e movimento mostrano la realtà unitaria dello spaziotempo.

Identità e differenza

Ora che con estrema lentezza ma anche con inevitabile parabola il più volgare politico italiano dell’età moderna va dissolvendosi, non bisogna dimenticare che parte dei suoi crimini sono stati e continuano a essere le guerre coloniali in Afghanistan, in Iraq e in Libia. La tragedia dentro la tragedia è che tali crimini sono stati e continuano a essere perpetrati con la complicità convinta del Partito Democratico e del centrosinistra in genere. E  persino con il sostegno di settori della sinistra radicale, come quella che parla in Micromega e nel Manifesto.

Il fardello dell’uomo bianco si espresse una volta sotto il sole trascendente del cristianesimo, poi nella freddezza dello scientismo positivista (del quale l’imperialismo sovietico è stato una potente variante), ora trionfa tramite la menzognera formula della “democrazia” e dei “diritti umani”. Ma si tratta sempre della stessa ossessiva volontà di uniformare il molteplice all’uno, si tratta della stessa mortale presunzione di rappresentare il valore e la verità unica del mondo. Io sono orgoglioso di essere europeo ma lo sono perché l’Europa è stata ed è la terra del tramonto della verità e non il luogo di un’identità dogmatica, che essa sia religiosa, scientifica o politica. Perché la pace sta nelle differenze.

 

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