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Sui sentimenti umani

Sui sentimenti umani

Gli Stati dell’Ancien Régime -come quello di Luigi XIV, le Roi Soleil– si accontentavano dei comportamenti obbedienti dei sudditi.
Gli Stati totalitari del Novecento pretendevano l’adesione entusiastica, anche se insincera, alle grandi manifestazioni dei loro regimi, alle parate militari di Mosca, agli assembramenti notturni a Norimberga o a Berlino.
Gli Stati democratici vanno oltre e ritengono di essere in diritto di vietare i sentimenti umani. Una pretesa che nessun potere -neanche il più determinato e feroce– aveva nutrito.
Un simile abisso ha naturalmente molte cause di natura storica, culturale e sociologica, tra le quali la spettacolarizzazione dei sentimenti prodotta dalla televisione e dai social network. Di fronte a tali aberrazioni va detto con chiarezza che vietare l’odio, imporre l’amore, vietare l’amore, imporre l’indifferenza -e così via nell’indeterminata ricchezza dei sentimenti umani– è non soltanto la pretesa più liberticida che si possa nutrire ma è anche una richiesta impossibile.

Una delle ragioni di tale impossibilità viene espressa con chiarezza da Baruch Spinoza nel Tractatus theologico-politicus, dove scrive:
«At ponatur, hanc libertatem opprimi, & homines ita retineri posse, ut nihil mutire audeant, nisi ex præscripto summarum potestatum; hoc profecto nunquam fiet, ut nihil etiam, nisi quid ipsæ velint, cogitent: atque adeo necessario sequeretur, ut homines quotidie aliud sentirent, aliud loquerentur, & consequenter ut fides, in Republica apprime necessaria, corrumperetur, & abominanda adulatio, & perfidia foverentur, unde doli, & omnium bonarum artium corruptio» (Cap. 20, § 11)
Nella traduzione di Alessandro Dini:
«Ma supponiamo che questa libertà possa essere repressa e che gli uomini siano tenuti a freno in modo tale che non osino proferire niente che non sia prescritto dalle sovrane potestà. Con questo, certamente, non avverrà mai che non pensino niente che non sia voluto da esse; e perciò, seguirebbe necessariamente che gli uomini, continuamente, penserebbero una cosa e ne direbbero un’altra e che, di conseguenza, verrebbe meno la lealtà, in primo luogo necessaria nello Stato, e sarebbero favorite l’abominevole adulazione e la perfidia, quindi gli inganni e la corruzione di tutti i buoni princìpi»
(Spinoza, Tutte le opere, a cura di Andrea Sangiacomo, Bompiani 2011, pp. 1116 -latino- e 1117 -traduzione).

E infatti gli anni Dieci del XXI secolo, quelli nei quali si arriva a istituire una «Commissione contro l’odio» (se ne può leggere il testo integrale sul sito moked/מוקד), sono anche gli anni della violenza quotidiana più pervasiva, la quale -tramite in particolare Facebook e gli altri social network- non risparmia nessuno. Sulla rete si possono leggere ogni giorno pesanti insulti e truci dichiarazioni contro tutti gli esponenti politici, a qualunque partito appartengano, e contro privati cittadini. L’odio è infatti un sentimento naturale, come la simpatia, l’antipatia, il disprezzo, la solidarietà, la curiosità, il desiderio, il rancore…«εἰ κεῖνόν γε ἴδοιμι κατελθόντ᾽Ἄϊδος εἴσω / φαίην κε φρέν᾽ ἀτέρπου ὀϊζύος ἐκλελαθέσθαι» ‘Se lo vedessi discendere dentro i recessi di Ade, / direi che un brutto malanno avrebbe scordato il mio cuore’ (Iliade, VI, 284-285; trad. di Giovanni Cerri).
Sentimenti incoercibili che nel presente trovano il megafono del web ma che da sempre costituiscono il tessuto della convivenza umana, la quale anche per questo è così complessa nelle sue radici, manifestazioni e conseguenze.
Vietare tali sentimenti è un gesto di marca totalitaria.

Lo ha mostrato con chiarezza Massimo Fini a proposito dell’odio, chiedendo ai così sensibili parlamentari italiani di dare piuttosto loro per primi il buon esempio:
«Neanche i peggiori totalitarismi si erano spinti fino a questo punto: punivano le azioni, le ideologie, le opinioni ma non i sentimenti. In una democrazia tutte le opinioni o ideologie o espressioni sentimentali, giuste o sbagliate che siano, dovrebbero avere diritto di cittadinanza. L’unico discrimine è che nessuna opinione, nessuna ideologia, nessun sentimento può essere fatto valere con la violenza. Io ho il diritto di odiare chi mi pare, ma se gli torco anche solo un capello devo finire in galera.
L’istituita Commissione va oltre la legge Mancino perché si focalizza anche sui nazionalismi, gli etnocentrismi e sulla politica. In base a questa concezione Donald Trump che afferma “America first” dovrebbe finire in gattabuia. E con lui qualsiasi formazione politica che non sia in linea con le opinioni del grande fratello di orwelliana memoria o che abbia un orgoglio etnico.
A nostro avviso i parlamentari italiani invece di istituire Commissioni che non si sa se definire tragiche o ridicole dovrebbero smetterla di azzuffarsi ogni giorno nei talk in modo scomposto e verbalmente violento dando così un pessimo esempio a quella popolazione che dicono di voler formare. Un minimo di buona educazione, ecco quello che dobbiamo pretendere dai nostri parlamentari. A noi basterebbe. Ce ne sarebbe anzi d’avanzo»
(Fonte: Però l’odio non si può arrestare )

Fini ha ribadito le sue argomentazioni a proposito dell’amore:
«Io credo che l’Occidente stia perdendo la testa. In Italia si vuole proibire l’odio, adesso, negli Stati Uniti, anche l’amore. […] Su un piano meno drammatico, ma altrettanto significativo, si pone la vicenda dell’amministratore delegato di McDonald’s. E poco importa che il regolamento interno di McDonald’s interdica le relazioni amorose fra i dipendenti anche se del tutto consensuali perché nessun regolamento interno di qualsiasi azienda o consimili può impedire quelli che sono diritti (anzi molto più che diritti) indisponibili della persona. C’è quasi da vergognarsi a dover sottolineare questa ovvietà. Io mi innamoro di una mia collega con cui sono in contatto tutto il santo giorno, lei mi corrisponde, niente di più scontato, di più ovvio, milioni di coppie si sono formate così, e poi dobbiamo nasconderci, come ladri di galline, per sfuggire alla punizione della Santa Inquisizione Aziendale. […] Stiamo raggiungendo, e forse sorpassando, i vertici del più estremo radicalismo islamico. […] Il puritanesimo imperante di marca yankee (#Metoo compreso), che è poi solo l’altra faccia della nostra violenza, diffuso ormai anche in Europa, ci vuole ridurre a esseri disincarnati, a figure puramente astratte, senza odii, senza amori, senza passioni, costretti a portar sacrifici, dei veri sacrifici umani, a un altro dei Totem di una Modernità sempre più incalzante, dilagante, asfissiante: il Lavoro»
(Fonte: Libertà è anche amarsi in azienda ).

Un’efficace apologia dell’odio è anche quella che Pasquale D’Ascola ha delineato qualche giorno fa sul suo sito, dove tra le molte altre affermazioni scrive che la commissione Segre «mi pare si possa dire che more religioso intende vietare un sentimento, più che antico consustanziale all’umano, sentimento da cui procede a volte un desiderio, quello di non vedersi aggiro l’inimico o supposto tale; o, nel caso contrario, nel caso dell’amor cha nullo amato, il desiderio di posseder l’amando»
(Fonte: Detto tra noi, ti iòdio)

Come si vede, in questo testo mi limito a ricordare alcune intelligenti argomentazioni contro l’assurdo autoritario di commissioni che intendono legiferare sui sentimenti umani. Per chi volesse qualche indicazione più teoretica rinvio a un mio testo del 15.1.2015, intitolato Libertà di espressione.
Qui aggiungo soltanto che vale sempre la dialettica dell’illuminismo, la prudenza verso le pretese illuminazioni intellettuali, politiche, etiche che in realtà non hanno presa sulla potenza del βίος, il quale è anche violenza, esclusione, odio, passione, amore.

 

5 commenti

  • agbiuso

    Agosto 2, 2020

    La determinazione della Francia a porre fine alla libertà di espressione
    di Judith Bergman, 14 luglio 2020

    Testo in lingua originale inglese: France’s Determination to End Free Speech
    Traduzione di Angelita La Spada

    Le aziende private saranno ora obbligate ad agire come polizia del pensiero per conto dello Stato francese o incorreranno in pesanti sanzioni.

    “Con il pretesto di contrastare i contenuti ‘che incitano all’odio’ su Internet, [la legge Avia] crea un sistema di censura tanto efficace quanto pericoloso (…) ‘l’odio’ è il pretesto sistematicamente usato da coloro che vogliono mettere a tacere le opinioni discordanti. (….) Una democrazia degna del suo nome dovrebbe accettare la libertà di espressione.” – Guillaume Roquette, direttore editoriale di Le Figaro Magazine, 22 maggio 2020.

    “Cos’è l’odio? Si ha il diritto di non amare (…) si ha il diritto di amare, si ha il diritto di odiare. È un sentimento. (…) Non deve essere perseguito, non deve essere legiferato.” – Éric Zemmour, CNews, 13 maggio 2020.

    Chiedere alle aziende private – o al governo – di agire come polizia del pensiero è fuori luogo in uno Stato che afferma di rispettare lo Stato di diritto democratico. Purtroppo, la domanda da porsi non è se la Francia sarà l’ultimo Paese europeo a introdurre tali leggi sulla censura, ma quali altri Paesi saranno i prossimi a farlo.

    Con una nuova legge, il governo francese ha deciso di delegare il compito della censura di Stato alle piattaforme online come Facebook, Google, Twitter, YouTube, Instangram e Snapchat. Le aziende private saranno ora obbligate ad agire come polizia del pensiero per conto dello Stato francese o incorreranno in pesanti sanzioni. (Fonte delle immagini: iStock)
    Il 13 maggio, il Parlamento francese ha approvato una legge che impone alle piattaforme online come Facebook, Google, Twitter, YouTube, Instagram e Snapchat[1] di rimuovere entro 24 ore i “contenuti che incitano all’odio” ed entro un’ora i “contenuti di matrice terroristica”. La mancata osservanza della norma comporterebbe multe esorbitanti fino a 1,25 milioni di euro, pari al 4 per cento del fatturato globale della piattaforma, in caso di reiterata inosservanza dell’obbligo di rimozione del contenuto.

    L’ambito dei contenuti online ritenuti colpevoli di “incitare all’odio” ai sensi della cosiddetta “legge Avia” (dal nome della deputata che l’ha presentata in Parlamento) è, in linea con le normative europee sui discorsi di incitamento all’odio, ampiamente delimitato e include “l’incitamento all’odio o insulti a carattere discriminatorio per motivi di razza, religione, etnia, genere, orientamento sessuale o disabilità”.

    La legge francese è stata direttamente ispirata dalla controversa legge tedesca sulla censura, nota come NetzDG, varata nell’ottobre del 2017, che è esplicitamente menzionata nell’introduzione della legge Avia.

    “Questa proposta di legge mira a contrastare la diffusione su Internet dei discorsi di incitamento all’odio”, si afferma nell’introduzione della legge Avia.

    “Nessuno può contestare l’esacerbazione dei discorsi di incitamento all’odio nella nostra società (…) gli attacchi compiuti contro terzi per quello che sono, a causa delle loro origini, della loro religione, del loro genere o del loro orientamento sessuale (…) sono qualcosa che ricordano le ore più buie della nostra storia (…) la lotta contro l’odio e l’antisemitismo su Internet è un obiettivo d’interesse pubblico che giustifica (…) disposizioni forti ed efficaci (…) questo strumento di apertura [Internet] sul mondo, di accesso alle informazioni, alla cultura, alla comunicazione può diventare un vero inferno per coloro che diventano bersaglio di ‘haters’ o di molestatori che si nascondono dietro schermi e pseudonimi. Secondo un sondaggio condotto nel maggio del 2016, il 58 per cento dei nostri concittadini ritiene che Internet sia il luogo principale dei discorsi di incitamento all’odio. Più del 70 per cento afferma di aver già dovuto far fronte a discorsi di incitamento all’odio sui social network. Per i più giovani, in particolare, le molestie informatiche possono essere devastanti. (…) Tuttavia (…) Vengono presentate poche denunce, poche indagini vengono concluse con successo, poche condanne vengono pronunciate: e questo crea un circolo vizioso.”

    Avendo riconosciuto che “l’odio” online è difficile da perseguire in base alle leggi esistenti perché “vengono presentate poche denunce, poche indagini vengono concluse con successo, poche condanne vengono pronunciate”, ma avendo comunque stabilito che la censura è la panacea ai problemi rilevati, il governo francese ha deciso di delegare il compito della censura alle stesse piattaforme online. Le aziende private saranno ora obbligate ad agire come polizia del pensiero per conto dello Stato francese o incorreranno in pesanti sanzioni. Come in Germania, tale legislazione porterà le piattaforme online a mostrare eccesso di zelo nel rimuovere o bloccare qualsiasi cosa possa essere percepita come un “incitamento all’odio” per evitare di essere multate.

    La ratio legis – lo scopo della legge – sembra essere duplice: non solo la normativa intende ottenere la reale censura dei discorsi di incitamento all’odio rimuovendo o bloccando i post online, ma è finalizzata anche a raggiungere effetti (inevitabilmente) agghiaccianti della censura sul dibattito online in generale. “Le persone ci penseranno due volte prima di oltrepassare la linea rossa se sapranno che c’è un’alta probabilità di essere ritenute responsabili”, ha affermato il ministro della Giustizia francese Nicole Belloubet, in una dichiarazione inquietante per un rappresentante del governo di un Paese che ancora sostiene di essere democratico.

    Fin dall’inizio, quando il presidente francese Emmanuel Macron ha incaricato il gruppo guidato da Laetitia Avia di preparare la legge, la proposta ha ricevuto critiche da parte di numerosi gruppi e organizzazioni. La Commissione nazionale consultiva francese dei diritti dell’uomo ha criticato la proposta di legge perché aumenta il rischio di censura e La Quadrature du Net, un’organizzazione che opera contro la censura e la sorveglianza online, ha ammonito che “tempi rapidi di rimozione e multe salate per inosservanza incentivano ulteriormente le piattaforme a rimuovere eccessivamente i contenuti”. Article 19, l’organizzazione londinese che si batte per la libertà di espressione, ha commentato che la legge minaccia la libertà di parola in Francia. Secondo Gabrielle Guillemin, consigliere legale di Article 19:

    “La legge Avia consentirà efficacemente allo Stato francese di delegare la censura online alle aziende informatiche dominanti, che dovranno agire da giudici e giurati nel determinare quali siano i contenuti ‘palesemente’ illegali. La legge copre un’ampia gamma di contenuti, pertanto, non sarà sempre una decisione semplice.

    “Dati i tempi entro i quali le aziende devono rispondere, possiamo aspettarci che commettano errori in fatto di cautela, quando si tratta di decidere se i contenuti siano legali o meno. Dovranno anche ricorrere all’uso di filtri che porteranno inevitabilmente alla rimozione eccessiva dei contenuti.

    “Il governo francese ha ignorato le preoccupazioni sollevate dai diritti digitali e dai gruppi che si battono per la libertà di parola, e il risultato sarà un effetto agghiacciante sulla libertà di espressione online in Francia”.

    Anche la legge approvata è stata accolta con disapprovazione in Francia. Il 22 maggio, Guillaume Roquette, direttore editoriale di Le Figaro Magazine, ha scritto:

    “Con il pretesto di contrastare i contenuti ‘che incitano all’odio’ su Internet, [la legge Avia] crea un sistema di censura tanto efficace quanto pericoloso (…) ‘l’odio’ è il pretesto sistematicamente usato da coloro che vogliono mettere a tacere le opinioni discordanti.

    “Questo testo [legge] è pericoloso perché, secondo l’avvocato François Sureau, ‘introduce la punizione penale (…) della coscienza’. È pericoloso (…) perché delega la regolamentazione del dibattito pubblico (…) su Internet alle multinazionali americane. Una democrazia degna del suo nome dovrebbe accettare la libertà di espressione”.

    Jean Yves Camus di Charlie Hebdo ha definito la legge “un placebo per combattere l’odio” e ha rilevato che “l’iper-focalizzazione sull’odio online” maschera il vero pericolo:

    “Non è l’odio online che ha ucciso Ilan Halimi, Sarah Halimi, Mireille Knoll, le vittime del Bataclan, dell’Hyper Cacher e di Charlie; è un’ideologia chiamata antisemitismo e/o islamismo. (…) Chi stabilisce cos’è l’odio e la sua [differenza dalla] critica? Un vaso di Pandora è stato appena aperto. (…) C’è il rischio di una marcia lenta ma inesorabile verso un linguaggio digitale iper-normativizzato dalla correttezza politica, come definito dalle minoranze attive”.

    “Cos’è l’odio?” si è chiesto retoricamente lo scrittore francese Éric Zemmour. “Non lo sappiamo! Si ha il diritto di non amare (…) si ha il diritto di amare, si ha il diritto di odiare. È un sentimento. (…) Non deve essere perseguito, non deve essere legiferato”.

    Tuttavia, questo è ciò che fanno le leggi finalizzate a contrastare i discorsi di incitamento all’odio, sia nella sfera digitale sia in quella non digitale. Chiedere alle aziende private – o al governo – di agire come polizia del pensiero è fuori luogo in uno Stato che afferma di rispettare lo Stato di diritto democratico.

    Purtroppo, la domanda da porsi non è se la Francia sarà l’ultimo Paese europeo a introdurre tali leggi sulla censura, ma quali altri Paesi saranno i prossimi a farlo.

    Judith Bergman è avvocato, editorialista e analista politica. È Distinguished Senior Fellow presso il Gatestone Institute.

    [1] Oltre ad altre piattaforme online e ai motori di ricerca che raggiungono una determinata soglia di attività in Francia (tale soglia sarà specificata con decreto in data successiva).

  • agbiuso

    Novembre 12, 2019

    Liliana Segre è molto più intelligente -e libera- delle persone che hanno voluto la Commissione con il suo nome.
    Lo dimostrano anche le risposte date sull’Europa, la sua storia, l’Italia lasciata sola sui migranti. Impagabile l’imbarazzo del giornalista di turno (che non so chi sia), sconcertato da risposte che non si aspettava, come questa: “Ho sempre creduto poco nell’Europa unita”.

    https://youtu.be/QgNZGruxf98

  • agbiuso

    Novembre 12, 2019

    Un altro esempio di odio in rete, stavolta politico. Dato che si tratta anche di una donna, si potrebbe pensare che i democratici, i buoni, i non odiatori intervengano decisi a sua difesa. Ma questo non accade perché tale donna non fa parte dei gruppi democratici, buoni e non odiatori.
    Possibili obiezioni:
    -“Tale donna è fascista e quindi meriterebbe di essere uccisa”. Risposta: palese contraddizione con gli assunti dei non odiatori, compresi quelli della Commissione contro l’odio;
    -“È Giorgia Meloni a diffondere odio e quindi raccoglie quello che semina’. Risposta: si tratta quindi di una giusta vendetta dei non odiatori che in questo modo diventano odiatori ma buoni;
    -“Sono minacce inventate”. Risposta: queste sarebbero inventate, invece quelle che colpiscono i democratici, i buoni, i non odiatori sarebbero autentiche. Chi lo stabilisce e come? Forse sarebbe necessaria un’altra Commissione volta ad accertare nel dettaglio le minacce reali e quelle inventate.
    Bravi non odiatori! Più Commissioni ci sono e meglio saranno garantite bontà e democrazia.

  • Pasquale

    Novembre 11, 2019

    Mi fa piacere che tu citi M. FIni che ho trovato puntuale, da un suo punto di vista antropologico. Nel mio blog che citi, chi vorrà tuttavia, e tu stesso troverai i commenti discordanti dell’amico Taschera. Io resto ovviamente dell’opinione, severamente preoccupata, che mi fai l’onore di citare e che con molta maggiore scienza avvalori. Infine aggiungo che mi pare sia da anni e anni che pubblicità, televisione e di conseguenza classe politica fino giù alla scuola spingano l’occidente verso un livellamento, al basso, dei sentimenti e delle relazioni; relazioni che ad arte vengono poi agitate da masanielli elettronici al fine secondo me, di accentuare il discorso, Vedete che senza di noi niente mulini bianchi e capitan Findus, vedete che c’è bisogno di amore e pace per continuare ad avere tutti questi würstel di realtà
    p.s. per quanto mi sforzi non ricordo della scuola dei miei tempi nessun discorso d’amore.

    • agbiuso

      Novembre 12, 2019

      Caro Pasquale, a conferma della universalità dell’odio e delle offese che intessono la rete -che in questo senso è certamente democratica– allego un’odierna immagine tratta da twitter.
      Non so chi sia il soggetto insultato, ho intuito che è diventato oggetto di questa e di altre assai più violente offese perché avrebbe detto qualcosa a proposito del portiere della squadra di calcio del Milan. Addirittura un intero hashtag contro di lui sta scalando le posizioni di questo social network.
      I nostri deputati dovrebbero proteggere dagli insulti e dall’odio (reale) anche questa persona? Una bella commissione contro l’odio tra tifosi di calcio? Più si va avanti in questa riflessione più ne emerge l’assurdità. Si vuole fare dell’umano un detersivo, sempre pulito, bianco, vuoto.
      Naturalmente questo signore potrebbe benissimo tutelare la sua onorabilità denunciando alla polizia postale chi gli ha dato dell’asino. La stessa cosa potrebbe fare chiunque sia offeso per ragioni religiose, etniche, politiche, estetiche o altro. Esiste per questo il codice penale al quale chiunque può appellarsi, chiunque: siciliani, lombardi, juventini, giornalisti, operai, leghisti, renziani, cattolici, ebrei, atei, classicisti, futuristi…e così via nella molteplicità delle differenze e dei sentimenti umani.
      Ma una Commissione contro l’odio, una commissione contro l’odio è cosa degna dei dadaisti o -per ragioni opposte- dei più pericolosi fanatici dell’etica.

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