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Su I viaggi nel tempo di Giuliano Torrengo

In marcia verso il futuro a velocità di crociera
il manifesto
30 maggio 2012
pag. 11

Sommario
«Dal multiverso alle distinzioni tra “endurantisti” e “perdurantisti”, una ricognizione intorno a un tema che rappresenta un ottimo banco di prova per riflettere sui concetti temporali»

2 commenti

  • agbiuso

    Maggio 31, 2012

    Caro Diego,
    non so se consapevolmente o meno, hai ripreso le tesi proustiane della “memoria involontaria”, quella che sorge -senza che noi lo avessimo previsto- dalle sensazioni olfattive, tattili, gustative, visuali che ci riportano all’improvviso in un mondo che una volta eravamo stati (non “dove” eravamo stati, ma un mondo che siamo proprio noi).
    Sì, il presente è questo enigma nel quale ritenzione e protenzione convergono in tutta la loro potenza. Come sai, io credo che questo istmo lo si possa capire perché il mare -ancora una volta- siamo noi.

  • diegob

    Maggio 31, 2012

    ho letto il tuo interessante articolo, caro alberto

    secondo me la soluzione del problema del tempo è capire che il tempo è essenziale all’umano, o, per meglio collegarsi al tuo «la mente temporale», è proprio il tempo, la coscienza della temporalità, la caratteristica indispensabile di quel processo affascinante dove la materia e la coscienza divengono una mente, la mente umana

    detto questo, noi camminiamo sull’istimo stretto del presente, ma continuamente guardiamo, scrutiamo, peschiamo dai due immensi oceani del passato e del futuro, e senza di essi il nostro presente sarebbe inutile, e forse non sarebbe affatto

    faccio un esempio: torni nelle belle campagne della tua sicilia, avverti il profumo dei mandorli o dei limoni, o di qualche arbusto delle tue parti

    quell’odore, non viene forse dal passato? come farebbe ad evocare magari certi pomeriggi d’estate, da bimbo, se non ci fosse il passato?

    anche il futuro, territorio della speranza, e anche della paura, non intride forse ogni domanda, ogni «che fare, adesso?»

    insomma il nostro orizzonte è sui due mari, non è una linea stretta, chiamata presente che, forse, non esiste nemmeno

    mi sono un po’ allargato, con questi ragionamenti, chiedo pazienza agli amici che passano di qua

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