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No’ si volta chi a stella è fisso

— Leonardo Da Vinci, L’uomo e la natura, a cura di M. De Micheli, Feltrinelli 1982, p. 118

Misericordia

L’uomo nel bosco
(Miséricorde)
di Alain Guiraudie
Francia, 2024
Con: Félix Kysyl (Jérémie), Catherine Frot (Martine), Jacques Develay (il prete), Jean-Baptiste Durand (Vincent), David Ayala (Walter Bonchamp)
Trailer del film

Il bosco, certo. Dove Jérémie e altri personaggi si aggirano alla ricerca di funghi, di se stessi e del nemico. Ma soprattutto misericordia che è il titolo originale e vero del film. Misericordia verso il giovane Jérémie arrivato in un villaggio vicino Tolosa per partecipare al funerale del suo mastro panettiere, l’uomo che gli ha insegnato l’arte della panificazione. Uomo che Jérémie amava molto. Lo accolgono la vedova Martine e il figlio Vincent. Insieme a loro Walter, un vecchio amico di entrambi i ragazzi di allora, e il curato.
Jérémie decide di fermarsi per qualche giorno, forse per molto. E comincia una dinamica di gravitazione intorno al giovane, che sembra uno come tutti ma appare a volte anche assai strano. Una dinamica di gravitazione ma anche di respingimento. L’effetto sulla comunità è in ogni caso dirompente e ricorda il Martin del Sacrificio del cervo sacro di Lanthimos e l’ospite di Teorema  di Pasolini.
Tre film certo assai diversi ma che si muovono tutti sul confine e dentro i nuclei del familiare/estraneo, della potenza del desiderio, della inseparabilità tra sessualità e aggressività.
Il villaggio di Miséricorde è vuoto. A parte i personaggi che vivono la vicenda non c’è nessuno, nessun altro abitante si vede, se non coloro che partecipano al funerale all’inizio e un uomo per qualche secondo affacciato a un balcone. Per il resto, le case, le strade, i luoghi, le piazze appaiono deserte. Lo spazio è vuoto ad accentuare la dimensione simbolica dell’opera, dove i personaggi appaiono e sono incarnazioni di impulsi, memorie, durezza, furore; appaiono e sono simboli della volontà, del piacere e del tempo.
In un paesaggio idilliaco, in un tranquillo paese di campagna, la distruzione che gli umani portano dentro di sé è ancora più evidente, stranita, inevitabile.
E appare in tutta la sua forza e significato la misericordia verso l’umano portatore di inquietudine, verso la sua violenza, la sua tristezza, il suo desiderio.

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